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L’ironia e il sarcasmo

4 Feb

State tranquilli ché non scriverò più articoli!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vi siete spaventati, eh?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dite la verità: avete nutrito qualche perplessità, vero?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E allora perché usate questa retorica coi vostri figli? Il dubbio è venuto a voi, figurarsi ai bambini, che, sono stufo di dirlo, hanno una mente sorprendentemente logica.

Statene certi: il 100% dei fanciulli che sentissero pronunciare la frase qui sopra, la interpreterebbero come: “Bruno non scriverà più articoli.”

Stampatevelo bene in mente (non con la laser perché vi cuoce i neuroni):

I bambini non capiscono l’ironia.

I bambini non capiscono l’ironia.

I bambini non capiscono l’ironia.

I bambini non capiscono l’ironia.

I bambini non capiscono l’ironia.

I bambini non capiscono l’ironia.

I bambini non capiscono l’ironia.

I bambini non capiscono l’ironia.

I bambini non capiscono l’ironia.

I bambini non capiscono l’ironia.

O meglio, quelli più piccoli (3-4 anni) non la capiscono proprio; fra quelli più grandi, alcuni l’apprezzano, molti altri no. E non perché siano più cretini. L’ironia comincia a far parte del nostro patrimonio dialettico nella prima adolescenza (a titolo indicativo, quando si comincia a scherzare sulla lunghezza del pene altrui); questo perché essa presuppone una convergenza di competenze non banali (interpretazione del contesto, elaborazione della frase, espressione vocale/facciale), cui il bambino comincia a esercitarsi quando è mosso dai primi stimoli a partecipare alla società adulta, al gruppo.

Il problema è che l’ironia ha un pessimo difetto: dice una cosa per significare l’esatto opposto; le figure retoriche non sono comprese correttamente da molti adulti vaccinati, figurarsi da un imberbe. Quindi NO all’ironia quando si tratta di contesti educativi importanti, per esempio nei seguenti casi:

  • rispetto delle regole;
  • richieste specifiche;
  • avvertimenti;
  • punizioni.

Dopo i 7-8 anni si potrà invece adoperarla liberamente in tutte le altre situazioni in cui l’immediata comprensione e la chiarezza non sono importanti, anche perché altrimenti il nostro pargolo non imparerà mai a farne uso in modo appropriato.

Esempio di dialogo surreale basato sulla scarsa conoscenza delle tecniche educative:

[Il bambino ha prodotto un casino infernale nella sua stanza.]

La mamma arriva e sbotta: «Mi raccomando, non riordinare mica, eh?»

[Il bambino segue le istruzioni alla lettera e non riordina.]

Mezz’ora dopo la mamma torna e se ne esce con un: «Ti avevo detto di mettere in ordine!» piuttosto aggressivo.

Lui, un po’ sorpreso: «Ma mamma, no, mi avevi detto di non farlo!»

La mamma: «Ah, mi prendi pure in giro?!» – E giù botte

Stendiamo un velo pietoso.

Va da sé che allo stesso modo dev’essere trattato il sarcasmo. Anzi, questo andrebbe evitato in ogni caso perché il nostro bimbo vivrà già svariate occasioni sociali in cui potrà apprendere la tecnica dell’altrui denigrazione.

Quindi evitiamo frasi del tipo: “Ma che genio, mettere il viagra nella minestra del nonno! [Adesso chi lo dice al coroner?!]” Anche perché ogni buon bambino che si rispetti vanta un notevole amor proprio e potremmo in breve tempo trasformare l’anziano vicinato in una banda di vecchi pervertiti…

Ironia e sarcasmo s’inquadrano perfettamente nell’inganno perché, con le nostre parole, induciamo (si spera involontariamente) il bambino a credere qualcosa che non vorremmo che credesse.

Vi ricordate il tizio che a Mergellina ci vendeva la scatola con dentro il mattone al posto della telecamera? Ecco, bravi, ora mi raccomando: continuate pure a usare l’ironia coi vostri bambini!…

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