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Il carrello della spesa

21 Apr

Qualcuno di voi l’avrà sicuramente notato: su Twitter ho creato il sarcastico hashtag #IstruzioniPerlUso, dedicato agli strafalcioni più diffusi che inconsapevolmente si commettono nella lingua italiana; ecco, ritengo che esso possa tornare utile anche per segnalare certi comportamenti quotidiani che risultano del tutto diseducativi nei confronti dei nostri pargoli.

Come oggi, ogni domenica accompagno la mia vecchia madre all’Ipercoop o all’Esselunga e, al di là dello strazio di passare un paio d’ore fra il becero popolo dal quale arcerei [1] molto volentieri, mi trovo a osservare aberrazioni quantitative e qualitative nell’uso che gli umani proledotati sogliono fare del transformer consumistico più temuto dal portafogli degli Italiani: il carrello della spesa. Sappiate che, nella maggior parte dei casi, per i genitori esso costituisce:

  1. uno strumento d’insulto nei confronti del bambino;

  2. una violenza perpetrata ai suoi danni;

  3. lo specchio del proprio egoismo;

  4. una coltura epidemica.

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Lo scopo del carrello

Una bambina di 3-4 anni seduta nel carrello. La madre le comunica il messaggio: "Sei ancora una bimba di un anno, incapace di controllarti." o anche "Sono un genitore debole, incapace di imporre regole."

Una bambina di 3-4 anni seduta nel carrello. La madre le comunica il messaggio: “Sono un genitore debole, incapace di educare e imporre regole.”

Un ingegnere non può che partire dall’ingegneria. I carrelli della spesa sono quasi sempre dotati di seggiolino per bambini. Va da sé che, secondo #IstruzioniPerlUso, il seggiolino serve per accomodare un bambino che altrimenti andrebbe trasportato nel passeggino; i nostri tanto bistrattati ingegneri meccanici, quindi, insieme con gli strateghi dei centri commerciali, hanno pensato di renderci la vita più semplice in quanto, madri-polpo a parte, è più comodo girare con un carrello nelle due mani che con un carrello in una e un passeggino nell’altra.

Ora, il carrello è un sostituto del passeggino e quindi trasliamo la questione al tema successivo: capire a che cosa serve il passeggino. Esso è utilizzato in tutto il mondo civile (tranne quindi in Italia, Spagna e altri Paesi del Sudeuropa) per trasportare in sicurezza e comodità un bambino che ancora non è in grado di camminare in modo stabile e fluido. Sull'[ab]uso che i genitori italiani fanno del passeggino coi bambini dai due anni in su stendiamo per ora un velo pietoso: ci limitiamo a fare osservare che non è esattamente formativo trasportare su sedia a rotelle un bambino normodotato di quell’età e comunque approfondiremo il tema nella categoria del disconoscimento.

Torniamo al carrello, cioè al sostituto commerciale del passeggino. Il seggiolino è progettato per accomodare un bambino in tenera età, che non è in grado di deambulare correttamente; insomma o un piccolo affetto, purtroppo, da handicap fisici o mentali, oppure un pargolo che, per questioni anagrafiche (12-18 mesi), mostra un incedere ancora instabile e insicuro. Malgrado ciò, spesso il seggiolino del carrello accomoda i disturbi mentali che, chissà perché, certi genitori desiderano ardentemente trasmettere ai propri figli, e quindi a tutti noi perché, ricordiamolo, «I bambini non sono proprietà dei genitori, bensì bene pubblico», proprio come un autobus di linea o la pensione sociale. Costringere un bambino sano e capace all’immobilità, o persuaderlo con le proprie azioni di essere incapace di camminare (perché è questo il messaggio che gli si passa), è come mettere lo zucchero del carburante dell’87 o lasciare una povera vecchietta senza cibo né acqua. Insomma, un bambino di due anni è già largamente in grado di camminare da solo e trasportarlo nel seggiolino di un carrello della spesa è un insulto alla sua intelligenza e alle sue capacità.

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L’abuso del carrello

Dicevamo: il carrello è uno strumento d’insulto nei confronti del bambino. A meno che il nostro pargolo non rientri nelle categorie sopra esposte (cioè sia piccolissimo o disabile), imporre un mezzo costrittivo al bimbo limita la sua autonomia e il suo sviluppo psicofisico perché: 1) gli impedisce di esplorare da solo il mondo che lo circonda; 2) non gli permette di partecipare alle attività della squadra-famiglia; 3) gli racconta di noi che non ci fidiamo di lui; che ben sappiamo che se lo lasciassimo libero, comincerebbe a scorrazzare per gli scaffali demolendo mezzo supermercato; che lo consideriamo un bambino di un anno; che siamo genitori deboli, senza ruolo, incapaci di educare, imporre e far rispettare regole banali.

Scene diseducative come queste sono piuttosto comuni nei supermercati. L'altro signore sembra voler mostrare il proprio disappunto alla poco edificante visione.

Scene diseducative come queste sono piuttosto comuni nei supermercati. L’altro signore sembra voler mostrare il proprio disappunto alla poco edificante visione.

È una violenza perpetrata ai suoi danni. Un bimbo di quattro anni infilato nel seggiolino del carrello, o peggio ancora inserito nel carrello stesso come se questo fosse un box-giochi, è in pericolo perché il carrello non è progettato per quello scopo (per quella distribuzione di peso) e il peso del bambino, specie a carrello vuoto, può far ribaltare il tutto; nel caso del bambino nel carrello-box-giochi, è ancora peggio perché i bordi non sono sufficientemente alti e ho già potuto osservare bimbi con bozzi paurosi sulla testa, grazie ai loro genitori incoscienti.

È lo specchio del proprio egoismo perché ogni occasione di vita quotidiana vissuta insieme col bambino deve costituire un’opportunità educativa: ciò rientra precisamente nel ruolo del genitore. So bene che è molto comodo mettere il guinzaglio al bimbo perché così non correrà in giro e non toccherà tutto, vale a dire perché così non potrà essere bambino. Ma so anche che è pigrizia e miopia quella del genitore che non si sofferma a escogitare come trasformare un’attività monotona e a volte stressante come la spesa, in un’occasione educativa per il bambino.

Una bambina di 7-8 anni impesta il cesto del carrello con le suole delle scarpe e corre il rischio di farlo ribaltare procurandosi lesioni anche gravi; ma questa mamma così alla moda evidentemente non ne è consapevole... E lasciamo poi perdere il messaggio che la mamma trasmette alla ragazzina: "Tu sei ancora una bambina di un anno e mezzo!"

Una bambina di 7-8 anni impesta il cesto del carrello con le suole delle scarpe e corre il rischio di farlo ribaltare procurandosi lesioni anche gravi; ma questa mamma così alla moda evidentemente non ne è consapevole… E lasciamo poi perdere il messaggio che la genitrice trasmette alla ragazzina: “Tu sei ancora una bambina di un anno e mezzo!”

È una coltura epidemica, un vero e proprio laboratorio batteriologico. A parte il rischio-caduta-e-botta-in-testa prodotto dal tenere il bambino nel carrello a mo’ di box-giochi, tutti i supermercati raccomandano per iscritto di non usare il carrello in quel modo per questioni igieniche. Come dice il mio amico medico riminese, «Quand a truv un ba’ imbezell, al faz caghe’ mados…» Adesso non so a quanti di voi piacerebbe assaporare un innovativo cocktail di valeriana, rucola, pomodori, sale, aceto, olio, piscio, merda, terra, polvere, particolato e metalli pesanti, fra cui due simpatici protagonisti delle nostre più recondite paranoie antinucleariste: il torio e l’uranio [2].

Misura della radioattività in una miniera di uranio in Val di Susa: il contatore Geiger, posto proprio di fronte a un filone uranifero, indica valori molto elevati (valore normale: 0,27 μSv/h).

Misura della radioattività in una miniera di uranio in Val di Susa: il contatore Geiger, posto proprio di fronte a un filone uranifero, indica valori molto elevati (valore normale: 0,27 μSv/h).

Le suole dei nostri bambini, infatti, prima di contaminare il carrello dove riponiamo le nostre asettiche verdure fresche-lavate-disinfettate-con-amuchina-e-asciugate-con-estrema-cura, sono certamente passate per pavimenti di casa, giardini, marciapiedi e strade trafficate. Cari genitori poco convenzionali, se amate la insalate condite con ingredienti che celano il meglio della fisica nucleare o delle più efficaci tattiche batteriologiche volte allo sterminio della specie umana, preparatevele a casa vostra, ma evitate cortesemente di coinvolgere nell’esperimento chi non ne ha colpa… Il bello è che poi magari siete gli stessi che lavano il pavimento col napalm per eliminare, come dice quella pubblicità così eugenetica, «germi e batteri [sic!] che minacciano la sicurezza del tuo bambino!» Ecco, d’ora in poi evitiamo, eh?

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Suggerimenti per una spesa serena

Ora dopo essermi scagliato contro questa pletora di genitori limitanti e cancerogeni [3], propongo qualche idea per meglio gestire la spesa col bambino. Intanto, se cercassimo di farla diventare un gioco di squadra, ne beneficeremmo tutti: il bambino perché si divertirebbe, avrebbe la consapevolezza di contribuire da utile membro della famiglia, migliorerebbe la propria autonomia e sicurezza; il genitore perché non dovrebbe occuparsi di correre dietro al bimbo come una guardia islamica preposta a misurare le ciocche esposte delle iraniane, impiegherebbe molto meno tempo per far la spesa e assolverebbe con successo al suo ruolo di genitore.

Molti supermercati mettono a disposizione della loro piccola clientela carrellini con cui i genitori possono mettere in pratica simpatici giochi educativi che, oltretutto, tengono occupato il bimbo.

Molti supermercati mettono a disposizione della loro piccola clientela carrellini con cui i genitori possono praticare simpatici giochi educativi che, oltretutto, tengono occupato il bimbo.

Poiché ripetiamo spesso che failing to plan is planning to fail, vediamo di far nostro un principio che, credetemi, è efficacissimo e funziona sempre: pianifichiamo prima che cosa faremo dopo. Innanzi tutto presentiamo l’uscita per la spesa con entusiasmo e come un gioco in cui ognuno dovrà fare la sua parte: il genitore si siederà quindi al tavolo col bimbo, un foglio di carta e una penna; quindi redigerà la lista della spesa coinvolgendo il bambino («Dunque… che cosa manca in casa secondo te?» in modo che cominci a rendersi conto di ciò che serve a gestire una casa); infine assegnerà al bambino una propria lista (disegnata, se in età prescolare) di cui sarà interamente responsabile. Ovviamente cercheremo di semplificargli la vita con ricerche alla sua portata; eviterei, per esempio, di far procurare al figlio treenne una magnum di Philipponnat Réserve Royale… Se il bimbo è piccino (3-4 anni), si potrebbe pensare d’includere nella lista 1-2 piccoli acquisti per reparto, in modo che egli ci resti vicino lungo tutto il percorso. Al bambino più grande (7-8 anni) si può pensare di assegnare una lista di acquisti sparsi in tutto il supermercato, in modo da invogliarlo ad arrangiarsi e a capire da solo la struttura del negozio. Ricordo inoltre che molti supermercati (fra cui gli Ipercoop) mettono a disposizione dei piccoli clienti minicarrelli del tutto simili a quelli ben più grandi usati dai genitori: un’utilissima occasione per far sentire il bimbo grande, autonomo e responsabile; sfruttateli!

Le due sorelle rumene Gabriela (grande) e Natalia (piccola) rappresentano a modo loro il risultato educativo di certi tipici genitori italiani...

Le due sorelle rumene Gabriela (grande) e Natalia (piccola) rappresentano a modo loro il risultato educativo di certi tipici genitori italiani…

Credetemi, sono tutte cose che ho visto fare abitualmente in Europa (Spagna esclusa perché il genitore medio iberico, contrariamente al jamón, è ancor peggiore di quello italiano e difatti i recenti sviluppi economici lo dimostrano), nei Paesi del Medio Oriente, in Sudafrica, in America… Insomma le cose sono due: o una nuova genetica vuole che i bambini esteri siano intellettivamente più dotati dei nostri, o più probabilmente dobbiamo rivedere le nostre paranoie ed errate convinzioni che risultano in gravi limiti nello sviluppo dell’autonomia e della crescita psichica dei nostri bambini…

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[1] «Odi profanum vulgus et arceo.» Orazio, Odi, Libro III, Ode I.

[2] Escludendo la contaminazione dalle suole del bimbo incarrellato, a causa della polvere che respiriamo o si deposita sui cibi assumiamo in media ogni giorno da 0,7 a 1,1 μg di uranio!

[3] No, non ho certo timore che, insultandoli, cessino di leggermi: tanto loro mica mi leggono perché non hanno dubbi di essere nel giusto. Loro distruggono la psiche dei loro bimbi nella sicumera che “tanto sono tutte paranoie” o più semplicemente “che cazzo vuole questo qui?!?” o ancora “ma se non ha nemmeno figli?!?” Mi limito a scrivere a beneficio di quelle persone moderate e dotate di senso critico (sono tante, ma non fanno rumore), affinché riflettano e godano di ulteriori spunti educativi cui magari non avevano mai pensato.

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