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Passeggino o sedia a rotelle?

12 Giu

Nell’articolo sul Carrello della Spesa ho anticipato (leggi: minacciato) che avrei affrontato la questione del passeggino che un po’ troppi genitori italiani sembrano trasformare in “sedia a rotelle”, disabilitando così l’autonomia dei propri figli non più piccolissimi e inviando “un messaggio piuttosto fastidioso a quelli che purtroppo sono veri disabili“. [1] Ho tuttavia dovuto prima concludere un breve sondaggio ad hoc sugli usi e costumi di mamme e papà nostrani in tema di trasporto dei propri pargoli. Tale rilevamento mi è servito a comprendere meglio la dimensione di un fenomeno tutto italiano (è un modo di dire: in realtà, limitandoci all’Europa, è almeno anche un caso spagnolo), che influisce negativamente sull’autonomia dei più piccoli. Ora lo condivido con voi, assieme ad alcune riflessioni.

L’idea del sondaggio mi è venuta in mente durante l’ultimo viaggio in Romania, un Paese in cui, almeno nelle regioni di Transilvania e Moldova, ho potuto osservare comportamenti davvero virtuosi da parte dei genitori locali nei confronti dei bambini (tutti i bambini, non solo i propri figli): sono amorevoli ma non stucchevoli; li proteggono [2] ma non li ossessionano con le loro paranoie; li rendono rapidamente autonomi ma senza abbandonarli a se stessi. Insomma in Romania da sempre osservo una cultura pedagogica positiva, spontanea, omogenea, diffusa trasversalmente in ogni ceto; tanti anni fa collaborai a un mini-club di un villaggio turistico internazionale: ecco, trovo che l’atteggiamento dei Rumeni verso i bambini sia molto simile a quello francese, da me già citato più volte come modello virtuoso in un Paese sviluppato.

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L’uso del passeggino in Romania ed Europa

La mia cognatina Szonia

La mia cognatina Szonia

Quando raccontai alle mie due cognatine rumene di 10 e 13 anni che molti genitori italiani portano bambini di 4-5 anni nei passeggini, esse, manifestando uno stupore che dovrebbe mettere in allarme le mamme e i papà nostrani, mi proposero di valutare la distribuzione anagrafica dei bambini rumeni nei passeggini e, con grande entusiasmo, mi aiutarono nel compito (due volte educativo, a quanto pare).

La mia cognatina Natalia

La mia cognatina Natalia

Il risultato fu sorprendente: su 100 bambini, 100 (tutti!) mostravano al massimo 12-14 mesi: nelle zone in cui Natalia e Szonia mi aiutarono nella pur dilettantesca operazione statistica, in pratica, sembra che nessun genitore rumeno trasporti nel passeggino bambini in grado di camminare da sé; perciò in Romania il passeggino è considerato come un mero ausilio che permette al genitore di portare comodamente il piccolo con sé quando questi non è ancora in grado di camminare.

Avendo lavorato 13 anni in Europa, mi sento ragionevolmente sicuro di affermare che la situazione rumena è del tutto analoga a quella del resto del continente, fatta una palese eccezione per la Spagna, dove troppo spesso ho potuto osservare bambini in “sedia a rotelle” persino in età scolare!

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L’uso del passeggino in Italia

Tornato in Italia dal viaggio rumeno, mi sono dilettato a sondare la situazione locale ed ecco che cosa ho scoperto.

Distribuzione per fasce d'età dei bambini osservati nei passeggini.

Distribuzione per fasce d’età dei bambini osservati nei passeggini.

Qualche nota metodologica:

  1. Questi numeri non hanno valore statistico perché il campione è esiguo, però aiutano a farsi un’idea e, fra l’altro, suggeriscono che bisognerebbe procedere a un sondaggio approfondito e statisticamente più significativo.

  2. In verde, l'area rumena in cui abbiamo condotto il sondaggio sull'uso del passeggino.

    In verde, l’area rumena in cui abbiamo condotto il sondaggio sull’uso del passeggino.

    Le osservazioni sono state condotte dal 1° maggio al 2 giugno 2013 in varie cittadine delle regioni rumene di Transilvania e Moldova, nonché in alcune località del Norditalia, fra cui Milano, Borgomanero e Orta San Giulio (NO), Como, Cittadella (PD).

  3. L’età dei bambini è stata determinata in modo esclusivamente euristico: nessuno di noi l’ha espressamente chiesta ai genitori; c’è però da dire che tutti noi (Natalia e Szonia comprese) abbiamo avuto a che fare con tanti bambini e siamo in grado di determinarne a grandi linee l’età, almeno per gli scopi che un sondaggio amatoriale si prefigge.

  4. I valori dell’età sono ovviamente indicativi; in particolare, per “Meno di 1 anno” intendo un campione di bambini che mostrano meno di 12-15 mesi, cioè probabilmente non ancora in grado di camminare in modo sicuro.

  5. Le osservazioni si riferiscono a bambini seduti nei passeggini, non a quelli in culla o comunque sdraiati.

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Considerazioni sull’abuso del passeggino

In Romania sembra impossibile osservare nei passeggini bambini in grado di camminare autonomamente.

In Romania sembra impossibile osservare nei passeggini bambini in grado di camminare autonomamente.

Come ho specificato, questi dati non hanno rilevanza statistica, ma, in un contesto “di tutti i giorni” e non specialistico come quello de «la Catena di #Elettra», sono utili per avviare qualche ragionamento. Abbiamo visto che in Romania (e in quasi tutt’Europa) ai bambini viene tolto il passeggino non appena essi siano in grado di camminare stabilmente e in modo sicuro: ho potuto spesso osservare e ammirare l’amorevole dedizione e pazienza di quei genitori, che evidentemente dedicano tempo di qualità adeguato ai bisogni educativi della propria prole.

Se consideriamo che in media i bambini vengono posti seduti sul passeggino intorno ai sei mesi d’età, è chiaro che il campione osservato di 36 bambini italiani di meno di un anno va pesato per metà di un anno, così come i campioni che si riferiscono a due anni consecutivi vanno pesati per due anni. Qualche breve calcolo porta alla seguente distribuzione che rappresenta, per ogni fascia d’età dei bimbi, quanti genitori decidono di smettere di trasportarli nel passeggino.

Percentuali di genitori che decidono di togliere il passeggino ai propri figli, distribuite per fasce d'età.

Percentuali di genitori che decidono di togliere il passeggino ai propri figli, distribuite per fasce d’età.

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Conseguenze dell’abuso del passeggino

Prima di commentare i dati, vorrei esprimere qualche considerazione sul passeggino, un ausilio che, se adoperato in modo improprio, può produrre conseguenze gravi sullo sviluppo psicofisico del bambino. Chi ha letto l’articolo sul Carrello della Spesa avrà già un’idea abbastanza chiara di una parte di esse; di seguito cito due passaggi significativi, adattandoli al contesto.

Il passeggino è uno strumento d’insulto nei confronti del bambino. A meno che il nostro pargolo non rientri nelle categorie per le quali tale strumento è certamente idoneo (cioè sia piccolissimo o, purtroppo, disabile), imporre un mezzo costrittivo al bimbo limita la sua autonomia e il suo sviluppo psicofisico perché: 1) gli impedisce di esplorare da solo il mondo che lo circonda; 2) non gli permette di partecipare alle attività della squadra-famiglia; 3) gli racconta di noi che non ci fidiamo di lui; che ben sappiamo che se lo lasciassimo libero, comincerebbe a scorrazzare a destra e a manca; leggi: tenderebbe a comportarsi come un bambino normale; che lo consideriamo un bambino di un anno; che siamo genitori deboli, incapaci di educare: sta difatti a noi e al nostro ruolo – non al passeggino! – educare il bimbo a rispettare regole di base, come quella di non allontanarsi in modo pericoloso e incontrollato; 4) Se poi il bimbo ha addirittura 4-5 anni, il passeggino lo rende ridicolo agli occhi degli altri bambini: il genitore mostra così davvero scarso rispetto per il proprio figlio.

È lo specchio del proprio egoismo perché ogni occasione di vita quotidiana vissuta insieme col bambino deve costituire un’opportunità educativa: anche questo principio rientra nel ruolo del genitore. So bene che è molto comodo mettere il guinzaglio al bimbo perché così non correrà in giro, non toccherà tutto e non necessiterà del nostro fermo intervento in caso di pericolo (cioè, come ho scritto sopra, perché così non potrà essere bambino). Ma so anche che è pigrizia e miopia quella del genitore che non si sofferma a escogitare come trasformare una passeggiata di piacere o di necessità in un’occasione educativa per il bambino. È pigrizia e miopia quella del genitore che, per propria comodità, non concede i giusti tempi al bambino perché questi possa far da sé ed esplorare il mondo in modo diretto e guidato dalla propria curiosità.

A questi due passaggi aggiungo un punto importante: il bambino cui non è permesso di camminare con le proprie gambe diventa presto irrequieto, infelice (perché il movimento è una potente valvola di sfogo) oppure semplicemente pigro e quindi più facilmente obeso; cioè il genitore che non educa il figlio a muoversi al più presto con il solo ausilio delle proprie gambe finisce quasi sempre per esporlo a frustrazione e/o a rischi a lungo termine per la sua salute. Si può persino affermare che, in alcuni casi, il genitore prepara la morte precoce del figlio: il sovrappeso e l’obesità, lo ricordo, causano patologie gravi come quelle cardiovascolari, il diabete e il cancro, oltre a vari disturbi fisici e psicologici.

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Analisi dei risultati

Torniamo ai dati. Dai numeri dell’ultima tabella deduciamo quindi che:

  • Fortunatamente, [3] la maggior parte dei genitori italiani denotano un comportamento virtuoso per quel che riguarda l’autonomia dei propri figli, quando questa si vuole esprimere attraverso l’uso di uno strumento – il passeggino – che tale autonomia inevitabilmente limita. Insomma, il 60% dei genitori italiani adoperano il passeggino per quel che è: un utile ausilio per chi ha bambini non ancora in grado di camminare; non appena essi sono sicuri sulle loro gambe, il passeggino viene riposto in cantina. Chiamerò questi genitori “virtuosi” o di classe A.

  • Più di un genitore italiano su quattro (27%) limita moderatamente l’autonomia dei propri piccoli imponendo il passeggino per qualche tempo dopo che essi hanno cominciato a camminare. Come abbiamo visto, esistono comportamenti più virtuosi, certamente in questi genitori è più intenso il bisogno della propria comodità, ma non mi sento di ritenere che possano causare danno ai propri piccoli, specie se questo è l’unico comportamento “meno virtuoso” che essi mettono in pratica. Diciamo che sono genitori di classe B.

  • Un bambino italiano di 3-4 anni nel passeggino: la situazione è oltretutto ridicola perché non ci sta proprio!

    Un bambino italiano di 3-4 anni nel passeggino: la situazione è oltretutto ridicola perché non ci sta proprio!

    Tredici genitori su cento manifestano comportamenti poco virtuosi e probabilmente inficiano l’autonomia dei propri piccoli, specie se, alla forzatura del passeggino, affiancano ulteriori atteggiamenti di sostituzione (il genitore si sostituisce al bambino). Sospetto che ciò ineluttabilmente accada, perché l’uso del passeggino a danno di bambini di 3-5 anni è spesso spia di scarsa consapevolezza dell’importanza del rendere autonomi i figli, o peggio è segno del bisogno patologico da parte del genitore di sentirsi importante, riconosciuto, perché altri dipendono da lui.

  • Bambina di almeno 4 anni (forse 5?) in passeggino; con questo gesto, i genitori le stanno comunicando: "Sei soltanto una bambina di un anno."

    Bambina di almeno 4 anni (forse 5?) in passeggino; con questo gesto, i genitori le stanno comunicando: “Sei soltanto una bambina di un anno.”

    Dei tredici qui sopra, nove (poco meno di uno su dieci) sono genitori disabilitanti (nel senso che non abilitano l’autonomia naturalmente richiesta dal bambino: classe C) e quattro (un genitore su 25) sono fortemente disabilitanti (classe D): si tratta d’inconsapevolezza (ignoranza) del danno che stanno producendo o, in qualche caso, di questioni meramente patologiche che il genitore (e forse a questo punto anche il figlio) dovrebbe affrontare con l’ausilio di un professionista. Un bambino normodotato di 4-5 anni nel passeggino costituisce una visione oggettivamente disturbante nonché ridicola (il più delle volte non ci sta nemmeno dentro) e, per il bene del bimbo, invito a farlo notare al genitore, così come faccio spesso io.

Aggiungo un’informazione “collaterale” ma significativa: avvicinandoci ai bambini nelle situazioni espresse dalle classi C e, ancor più, D, spesso ho osservato evidenti carenze di linguaggio e comportamenti ascrivibili a bimbi molto più piccoli. La situazione-tipo è il bambino di 4 anni nel passeggino, col biberon in mano e la faccia scazzata, che si esprime con un linguaggio poco più avanzato della lallazione. Credetemi, cazzo: sono bambini del tutto normali e intelligenti, ma mantenuti piccoli da genitori che fan loro credere di avere ancora un anno!!!

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Come s’inquadra in #Elettra l’abuso del passeggino

Ho introdotto la classificazione A-D non perché essa racchiuda un qualche valore scientifico o giudizio etico, bensì perché ritengo che possa tornare utile nella categoria del disconoscimento che sto per affrontare. L’uso inadeguato del passeggino è chiaramente un comportamento disconoscente nei confronti del bambino, nel senso che non gli riconosce l’autonomia che il genitore deve gradualmente concedere al bimbo in certe attività naturali, non appena questi è in grado di gestirle da sé (es. camminare). Più precisamente si tratta di un comportamento sostitutivo (il genitore fa per conto del bimbo qualcosa che dovrebbe lasciar fare a lui): presto affronteremo in dettaglio questi errori educativi che si prefigurano come un vero e proprio insulto a uno dei cinque pilastri educativi: il rispetto [del bambino come individuo autonomo e diverso da noi].

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[1] Commento sarcastico di un mio conoscente disabile in carrozzella.

[2] La società rumena, come molte comunità del Centro-Nordeuropa, vigila spontaneamente sui bambini; sono molti i piccoli che circolano da soli o a piccoli gruppi per le cittadine rumene, così come avviene in Svizzera, Germania eccetera, e come avveniva da noi una trentina d’anni fa (altro spunto riflessivo sulla situazione dell’autonomia dei bimbi italiani). In caso di pericolo, chiunque interviene senza remore per difendere l’incolumità dei bambini; ciò in Romania è oltretutto essenziale, visto il significativo numero di rapimenti che affligge il Paese.

[3] L’osservazione costituisce per me un sollievo perché personalmente ero convinto che i genitori “virtuosi” fossero una minoranza o comunque in numero inferiore rispetto a quello prodotto dal sondaggio. A tal proposito, è utile condurre simili rilevamenti perché la nostra mente è spesso meno oggettiva di ciò che i numeri dicono. Il fatto è che si tende a osservare più spontaneamente una condizione che noi consideriamo degna di attenzione (in quanto, in questo caso, negativa). Ciò spiega anche perché molte persone sono convinte di vedere dappertutto, per esempio, il proprio «numero fortunato»: semplicemente tendono a osservare maggiormente proprio quel numero. 😉