Genitore, non amico: il ruolo

2 Apr

Prima di affrontare un tema tanto astratto e di difficile formulazione come quello del ruolo, ho preferito illustrarne alcune deviazioni con due articoli esemplari perché pratici ed espressivi di una realtà piuttosto diffusa: il genitore che dà retta (o peggio, cede) al capriccio di un bambino o dimentica di stabilire e far rispettare alcune regole necessarie (i cosiddetti paletti), rinuncia più o meno consapevolmente al ruolo di genitore.

Ma che cos’è il ruolo e che ruolo è quello del genitore? Dei significati che il Dizionario Garzanti online ci fornisce del lemma ruolo, voglio sceglierne due che ritengo significativi: il 4° e il 6°.

     4) Funzione o atteggiamento assunto da un individuo all’interno di un gruppo sociale.

     6) Compito che in una squadra è attribuito al singolo giocatore.

Rielaborando queste definizioni nel contesto de «la Catena di #Elettra», deduciamo che il ruolo è una funzione, un atteggiamento che il genitore deve assumere nella famiglia, nonché un compito che il genitore ha nella squadra-famiglia. Sottolineo il concetto di squadra-famiglia perché la famiglia è innanzi tutto una squadra (sì, come quella di calcio!) in cui ognuno assume compiti (ruoli) ben precisi e tutti collaborano alla buona riuscita della partita-vita familiare. La famiglia non è e non dev’essere un insieme d’individui fra cui c’è chi comanda e chi esegue gli ordini, oppure in cui ognuno vive la propria vita in modo indipendente e avulso dal resto del nucleo. Nessuna squadra di calcio potrà mai vincere una partita con questo atteggiamento (ruolo), nessuna famiglia potrà mai ottenere risultati e vivere serenamente e con entusiasmo in questo modo. Serve perciò equilibrio fra individuo e gruppo.

La famiglia è una squadra in cui ognuno ha un ruolo e tutti hanno l'obiettivo di godere al meglio della vita di tutti i giorni.

La famiglia è una squadra in cui ognuno ha un ruolo e tutti hanno l’obiettivo di godere al meglio della vita di tutti i giorni.

Ora, il ruolo, la funzione primaria del genitore, è quello, istituzionale direi, dell’educatore, cioè il genitore deve educare il figlio, ovvero tirar fuori il suo meglio e renderlo autonomo, affiancarlo affinché diventi un adulto sereno ed equilibrato. Più avanti vedremo che anche i figli (o gli zii, i nonni) assumono ruoli ben precisi in famiglia (per esempio, devono aiutare nelle faccende della vita di tutti i giorni), ma mai dovranno assumere il ruolo dell’educatore, per esempio nei confronti dei fratelli più piccoli: gli educatori in famiglia sono e restano solo i genitori: NO quindi pure ai nonni che pretendono (o peggio cui è richiesto) di sostituirsi in questo compito al padre o alla madre del bambino. Di primo acchito si potrebbe perciò pensare al ruolo del genitore come a quello di una guida-chiave, ma in realtà un genitore è molto più di una semplice guida.

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Qualità del ruolo

La guida esercitata da un genitore dev’essere unica, autorevole e coerente, cioè il suo atteggiamento dev’essere insostituibile, credibile e di buon esempio. Un genitore che usa la coercizione come mezzo educativo mostra di essere debole, poco credibile, scarsamente autorevole, perché la violenza è il mezzo più semplice e spiccio per assicurarsi un risultato (che comunque in questo modo non si acquisirà mai): tutti sono capaci di farne uso, a cominciare da un bambino di due anni, e quindi il genitore coercitivo è e appare terribilmente immaturo oltreché “sostituibilissimo”… Inoltre egli non si mostra coerente perché dubito che un genitore desideri che il figlio impari a ottenere quel che vuole con le cattive maniere (quelle che invece proprio il genitore, incoerentemente, sta usando). Ben più credibile (autorevole) sarà invece il genitore che per primo dà il buon esempio assumendo di fronte a un compito o a una regola (per esempio, apparecchiare la tavola, non guardare troppa TV) lo stesso atteggiamento che si pretende dal figlio.

Infine, il genitore deve aver rispetto dei “compagni di squadra”, delle loro esigenze, dei ruoli che essi assumono nella famiglia, delle loro inclinazioni. Naturalmente si potrebbe pensare che il genitore possa esigere le stesse attenzioni dai compagni di squadra. In realtà egli avrà ben poco da pretendere se abdicherà al suo ruolo di genitore perché, non essendo credibile, gli altri membri avranno gioco facile nel screditarlo ulteriormente o semplicemente nel non dargli retta. Il genitore quindi non potrà mai pretendere rispetto dai figli, bensì dovrà meritarselo. Il “Tu sei mio figlio e quindi mi rispetti!” fa tanto scalpore e maschio del 1950, ma, nella realtà porta il figlio a porsi inconsciamente la piuttosto logica domanda: “E perché dovrei?” A seconda del carattere, le conseguenze saranno la ribellione o una timorosa sottomissione che condurrà a nevrosi per l’incompatibilità fra ciò che il bimbo crede in cuor suo (“Mio padre sbaglia!”) e ciò che egli è obbligato a mostrare al genitore (“Papà, hai ragione!”).

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Genitore-amico?

Spero che a questo punto del ragionamento sia chiaro perché un genitore non possa essere, come certi luoghi comuni falsamente esprimono, un amico, un fratello o una figura diversa dal genitore stesso. Un amico è soltanto una persona con cui abbiamo una disinteressata affinità di sentimenti; non necessariamente un amico ci dà il buon esempio e c’interesserà davvero poco se sarà credibile o meno; spesso, poi, non sarà nemmeno l’unico: gli vogliamo bene, ci andiamo d’accordo, ci passiamo del gran bel tempo insieme, spesso ci gratifica più di un genitore… ma non è un genitore! La posizione del fratello, poi, è ancor meno credibile di quella dell’amico: un genitore che assume il ruolo di un altro familiare è un usurpatore di ruoli che non ha rispetto per la squadra (s’immagini un difensore che pretende di fare l’attaccante) e come tale sarà prima o poi visto dal figlio.

Ciò non toglie che, in situazioni specifiche e puntuali, il genitore non possa anche comportarsi da amico o da fratello (in certe partite può mancare un giocatore e bisogna temporaneamente rimpiazzarlo), ma questo è ben diverso dal porre limiti spesso disastrosi a un ruolo tanto specifico, unico ed essenziale nella società.

Mi si permetta quindi di riassumere, rimarcandole, le conseguenze di un genitore senza ruolo sul bambino: questi crescerà senza guida, non capirà che esistono limiti (ufficializzati dal ruolo) in cui può muoversi liberamente, e, nel tempo, diverrà l’adulto insicuro, confuso e irrispettoso degli altri che abbiamo già conosciuto negli articoli sul capriccio e sulle regole. Provate a pensare a voi stessi e riflettete sul ruolo che i vostri genitori (o i vostri zii, nonni) hanno assunto per voi: vi aiuterà a schiarirvi le idee su questo concetto ostico da esprimere e mettere in pratica.

In chiusura, proprio per facilitarvi il compito, vi illustro un esempio dalla vita di tutti i giorni: se decidiamo d’infliggere una piccola punizione al bimbo inadempiente, non dovremo certamente mostrarci flessibili o assumere un atteggiamento incoerente con l’azione; importanti ai fini della manifestazione del ruolo sono, in questa specifica situazione, l’espressione seria (mai sorridere o addirittura ridere!) e il linguaggio fermo e risoluto (ma calmo!). La fratellanza o l’amicizia lasciamoli pure ai momenti di svago.

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25 Risposte to “Genitore, non amico: il ruolo”

  1. @robertarex 2 aprile 2013 a 11:38 #

    “La guida esercitata da un genitore dev’essere unica, autorevole e coerente, cioè il suo atteggiamento dev’essere insostituibile, credibile e di buon esempio”
    Ecco qui hai riassunto perfettamente il ruolo del genitore.
    L’esempio è FONDAMENTALE, non dobbiamo dimenticarlo mai.
    Ci sono tantissimi esempi banali come il genitore che fuma, che passa col rosso, che non mette le cinture di sicurezza (e che non le mette nemmeno al figlio), che urla, che maltratta gli animali, che è razzista, violento, disinteressato, assente, silenzioso….

    • @VaeVictis 2 aprile 2013 a 16:29 #

      Dedicherò un articolo essenziale sulla coerenza nel ruolo del genitore. Va da sé che chi non si sforza di ergersi a modello comportamentale può tranquillamente assumere una tata (straniera, così il pargolo impara le lingue!) e delegarle l’intero arduo compito…

  2. Francesco Torcetta 2 aprile 2013 a 11:43 #

    Mi sfugge qualcosa nella simulazione della squadra. Normalmente la squadra ha un allenatore. Chi è in questo caso?

    • @VaeVictis 2 aprile 2013 a 16:32 #

      L’allenatore è il consulente di tutta la squadra, quindi, caro Francesco, l’allenatore potresti essere addirittura tu; 😀 oppure una tata (come Lucia Rizzi), un consulente o uno psicologo della famiglia, o ancora un assistente sociale… Il genitore è semplicemente il Francesco Totti, l’Alessandro Del Piero della situazione; il bambino è un giocatore di scarsa esperienza ma con notevoli potenzialità; inutile dire che coerenza e buon esempio da parte dei campioni assumono una funzione educativa essenziale nei confronti delle «nuove leve». 😉

  3. calamar 2 aprile 2013 a 21:22 #

    Mi piace il concetto di squadra-famiglia. Sarebbe interessante (se posso permettermi di suggerire un argomento) un articolo riguardo i genitori che non fanno gioco di squadra e sui diversi ruoli dei genitori (mamma/papà), sempre che ce ne siano.

    • @VaeVictis 2 aprile 2013 a 21:34 #

      Grazie del commento! 😀 Ottimi spunti: il primo tema sarà affrontato più avanti in un articolo-chiave sull’incoerenza. Per quel che riguarda ruoli diversi che avrebbero mamma e papà, non saprei affrontare il tema: qui si entra nel discorso della sessualità freudiana (per esempio) e delegherei volentieri a esperti del settore una discussione in merito.

      Soggettivamente, ho sempre avuto l’impressione che il papà contribuisca in modo significativo a «costruire» la femminilità della figlia, mentre la madre influenza di più il carattere. Viceversa, il padre formerebbe il carattere del figlio, mentre la madre ne costruirebbe l’indole emotiva. Però queste sono mere osservazioni personali che, ne sono certo, hanno davvero poco di scientifico.

      Invece ritengo illuminanti le conclusioni di tre gruppi di ricercatori diversi sulle differenze che si manifesterebbero in figli adottati da coppie eterosessuali e omosessuali: 1, 2 e 3. Ci crederesti? ZERO! Questo dato mi porta a concludere che probabilmente ogni ruolo fra i genitori è intercambiabile.

  4. calamar 2 aprile 2013 a 23:01 #

    Riguardo a quelle ricerche, dici bene “CI CREDERESTI?”… infatti ho difficoltà a credere a delle ricerche che mi dicono che non ci siano differenze. Sono convinto che ci siano anche bambini che riescano a crescere bene con famiglia monogenitoriale. Questo non significa che sia la situazione ideale.

    • @VaeVictis 3 aprile 2013 a 00:30 #

      Ci ho riflettuto a lungo anch’io, ma alla fine mi sono dovuto arrendere alla scienza. E ripensandoci a mente fredda, non vedo perché non dovrebbe essere così: l’equilibrio o meno di una persona dipendono dall’amore e da altre emozioni essenziali da parte chi l’ha allevata, non certo dal sesso…

  5. Lorenzo Vascotto (@LorenzoVascotto) 3 aprile 2013 a 00:53 #

    Grazie dell’articolo Bruno, sono molto d’accordo, l’atteggiamento di noi genitori é fondamentale, e penso che il passaggio chiave sia sicuramente l’esempio, ma anche la capacità di dare ascolto, di fermarsi a parlare con i propri figli, capirli meglio, ragionare e riflettere con loro. Questo possa dare loro fiducia, aiutare ad argomentare alcune loro posizioni, e mostrare la nostra credibilità (chiedo ascolto ai miei figli se anche io do loro ascolto). Penso che un altro aspetto fondamentale sia il grado di coerenza tra genitori rispetto alle regole ma soprattutto agli atteggiamenti: quante situazioni problematiche nascono dal fatto che mentre la madre ha un certo stile relazionale con i figli il padre ne ha uno molto distante? Nella mia esperienza, questo aspetto é tanto importante quanto delicato.
    Non sono molto d’accordo sulla metafora dell’allenatore che ho letto nelle risposte ai commenti: spesso le varie tate televisive o i famosi esperti legittimano un atteggiamento di delega educativa da parte dei genitori, che invece vanno ricompattati un po’ di fronte ad alcune ansie e timori e ri-valutati per la loro capacità educativa. Che magari é scivolata un po’ in fondo, ma c’è e va riscoperta. Grazie a presto

    • @VaeVictis 3 aprile 2013 a 11:50 #

      Come giustamente sottolinei, l’incoerenza fra genitori o nell’atteggiamento dello stesso genitore o ancora fra genitori e personale scolastico sono fonte dei più disparati problemi; affronterò presto questo tema così importante. Per quel che riguarda la metafora, ho preso non a caso Lucia Rizzi come esempio: a me non pare proprio che lei lasci passare il messaggio: “Mi sostituisco al genitore”; semmai lo affianca lasciando l’arduo compito esclusivamente a lui; penso che da programmi come S.O.S. Tata ci sia molto da imparare (una volta tanto, un reality culturalmente utile), anche perché si osserva chiaramente che ogni tata ha uno stile completamente diverso e malgrado ciò tutti quadrano e sono efficaci.

  6. Chiara Giaccardi 3 aprile 2013 a 08:50 #

    Come sempre concordo con quel che scrivi, anche sulla base della mia esperienza, costellata di errori dai quali ho cercato di trarre lezioni… Sottolineo un aspetto che tu hai accennato: i ruoli devono essere chiari, ma ciascun membro della famiglia ne incarna più di uno. I genitori sono anche figli (e il modo in cui trattano i loro ‘parents’ non è certo indifferente rispetto ai figli). I fratelli più grandi hanno un ruolo rispetto a quelli più piccoli, e sono un anello fondamentale nella ‘catena’ educativa. Perché imparare e insegnare vanno insieme e si rafforzano a vicenda (ogni insegnante lo sa quanto si impara insegnando!! E credo che questo ruolo vada incoraggiato. Intanto grazie!

    • @VaeVictis 3 aprile 2013 a 11:56 #

      Certo: la coerenza dev’essere anche intergenerazionale; inutile valorizzare il rispetto nel dialogo, se poi s’insulta apertamente la nonna un po’ invadente davanti ai figli… Sì, i fratelli più grandi hanno ovviamente il loro ruolo rispetto ai piccoli, ma, è utile ribadirlo, non dev’essere delegato loro il ruolo di educatori, in primis perché sono bambini/ragazzi e devono vivere le responsabilità proprie della loro età (tanto imparano comunque a educare i bimbi piccoli con l’esempio dei bravi genitori), e poi perché questo genera confusione di ruoli nella mente dei più piccoli. Il genitore dev’essere un riferimento unico: ne va della coerenza educativa.

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