I nonni (et al.): risorsa o problema?

27 Giu

Ricevo email e messaggi privati in Twitter e Facebook; in essi mi si chiedono opinioni e consigli. Io vi ringrazio di cuore dell’interesse e soprattutto della fiducia, ma ritengo che sarebbe utile che pubblicaste i vostri dubbi fra i commenti degli articoli nel blog perché così tutti ne beneficerebbero; oltretutto avreste molta più probabilità di ottenere una risposta ragionata e critica, frutto della vostra personale elaborazione di molteplici informazioni: la mia singola opinione non è certamente scevra di errori…

Un tema ricorrente nei vostri messaggi è la funzione dei nonni (ma anche zii, parenti, amici stretti di famiglia) nell’educazione dei piccoli. Vediamo insieme quale può essere una mia risposta breve e schematica, in base a ciò che abbiamo elaborato in queste pagine.

«Gammel mann holder liten gutt i hånden» (Gustav Vigeland) nel Vigelandsparken a Oslo

«Gammel mann holder liten gutt i hånden» (Gustav Vigeland) nel Vigelandsparken a Oslo

I nonni sono una risorsa preziosa, senza ombra di dubbio. Abbiamo pochi mezzi a disposizione: pochi soldi e poco tempo (a volte, purtroppo, anche poca propensione alle manifestazioni affettive); così i nonni sono diventati i baby-sitter per eccellenza. Affidabili, precisi, persone che indubbiamente hanno già allevato almeno una generazione di pargoli. Ma è tutto oro quel che luccica? Tornando all’introduzione de «la Catena di #Elettra», il primo dubbio che mi viene in mente è sulla questione se i nonni abbiano commesso errori reiterati nell’educare voi stessi genitori e soprattutto se essi abbiano elaborato correttamente i “risultati”. Se erano nonni del tipo «un’urlata ogni tanto fa solo bene», forse prima di affidar loro i nostri pargoli è opportuno verificare se i nostri genitori o suoceri abbiano capito che conseguenze porti la violenza verbale e se si siano convinti ad abbandonare tale “metodo”.

Per molti di noi la presenza dei nonni ha costituito l'unica esperienza di «famiglia allargata».

Per molti di noi la presenza dei nonni ha costituito l’unica esperienza di «famiglia allargata».

Qual è il succo del discorso? Se avete un vostro progetto educativo in famiglia [1], è opportuno che ne rendiate partecipi i nonni e che questi lo condividano (leggi: lo accettino e s’impegnino ad applicarlo) in toto. Parlandone con loro potreste ottenere preziosi consigli cui non avevate pensato: potete confrontarli con ciò che è scritto in queste pagine; potete decidere se accettarli o meno, se integrarli o meno nel vostro progetto. Alla fine, però, esso dev’essere consolidato e condiviso da tutti.

Se i nonni pensano che i NO possano diventare sì, forse è opportuno che ne discutiate con loro e strappiate la promessa (la cui messa in pratica verificherete poi sul campo) che nessun NO diventerà MAI sì. Se non lo fate, nella mente dei vostri piccoli tale situazione creerà grande confusione nonché la consapevolezza che le regole si aggirano facilmente, a patto di cambiare interlocutore. Fra l’altro, ciò è esattamente quello che avviene quando i due genitori stessi non sono d’accordo fra di loro sul progetto educativo: la mamma dice no -> il bimbo va dal papà che dice sì -> la regola è aggirata.

La mia compagna delle elementari Caterina, cresciuta a Milano, non sembra gradire troppo l'esperienza bucolica; in realtà nonni con uno stile di vita completamente diverso dal nostro può costituire una preziosa opportunità educativa per i nostri bambini.

La mia compagna delle elementari Caterina, cresciuta a Milano, non sembra gradire troppo l’esperienza bucolica che nonno Pietrino le somministra; in realtà parenti e amici con uno stile di vita completamente diverso dal nostro possono costituire una preziosa opportunità educativa per i nostri bambini.

Stile di vita e carattere dei nonni non costituiscono certamente un problema; anzi, educano il bambino alla cultura della diversità e della tolleranza; tuttavia non transigete, non spostatevi di una virgola sul progetto educativo, che è il frutto più prezioso della vostra squadra-famiglia. Se i nonni proprio non riescono o (più spesso) non vogliono accettare le regole che avete concordato, allora, consiglio mio, tenete i vostri figli a debita distanza. Lasciate certamente che i vostri bambini frequentino i nonni, ma fate sì che ciò avvenga sempre in vostra presenza. Non lascerei qualche settimana mio figlio a mia madre se sapessi che, al ritorno, dovrei compiere un’opera di “rieducazione” a quelli che sono i valori e le regole che la mia famiglia (mia moglie, i miei figli e io) condivide.

Se i nonni adottano un progetto educativo diverso dal vostro, essendo essi stessi riferimenti potenzialmente forti, [2] rischierete di ritrovarvi figli confusi, ambigui e (ormai lo sapete che il bambino confuso perde serenità) infelici: ogni passaggio da voi ai nonni o viceversa diventerebbe un trauma per i vostri figli, per voi e pure per i nonni; meglio quindi evitare il triplice fastidio.

PS: Superfluo aggiungere che quanto detto per i nonni vale per gli zii, i parenti e gli eventuali amici stretti di famiglia; insomma chiunque possa costituire riferimento forte per i nostri bambini.

_____________________

[1] Failing to plan is planning to fail. Come per ogni compito di ampio respiro, l’educazione dei vostri bambini deve costituire un progetto, proprio di quelli pianificati a tavolino. Riunitevi col vostro partner, concordate le regole che hanno valore per voi e applicatele con coerenza, così come avevo raccomandato qui. Nelle pagine de «la Catena di #Elettra» troverete molti spunti di riflessione per la costruzione del vostro specifico progetto educativo.

[2] Con tutta probabilità, per questioni anagrafiche i nonni sono ben più consapevoli di voi del concetto di ruolo.

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Una Risposta to “I nonni (et al.): risorsa o problema?”

Trackbacks/Pingbacks

  1. L’incoerenza fra i genitori | la Catena di #Elettra - 27 novembre 2013

    […] dei membri esterni alla famiglia in senso stretto, come i nonni, gli zii, gli amici più cari, che spesso si dimostrano essere i più fantasiosi generatori d’incoerenza; a questi si dovranno poi comunicare altrettanto formalmente le proprie decisioni. Poco stimolante? […]

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