Premi e punizioni fuori luogo

18 Apr

Immaginiamoci un mondo in cui:

  1. all’assunzione per un nuovo lavoro, ci viene corrisposto l’intero stipendio di un anno più l’eventuale bonus;

  2. dopo un anno di lavoro non abbiamo concluso nulla e ci viene corrisposto un ulteriore bonus;

  3. cambiamo lavoro e il nuovo datore ci dice subito che non ci corrisponderà lo stipendio per un anno perché tanto sa benissimo che non concluderemo nulla;

  4. dopo un anno il nostro capo ci assegna un nuovo compito senza spiegarci alcunché su come svolgerlo e anzi dandoci istruzioni del tutto fuorvianti; poi ci obbliga a portarlo a termine, sbagliamo e alla fine ci licenzia.

Come reagiremmo noi di fronte a situazioni come le quattro appena viste? Be’, probabilmente la prima parte della 2) spiega in modo eloquente la conseguenza del punto 1), no? E con tutta probabilità l’anno successivo combineremmo meno ancora… Inoltre, con quale entusiasmo affronteremo la situazione 3)? E dopo il verificarsi della 4) come ci sentiremmo?

A dispetto di decine di migliaia di generazioni, l’uomo rimane un essere che trae immensa soddisfazione dal nutrirsi dopo aver cacciato, e ricava motivazione alla caccia dalla necessità di nutrirsi; così pure la donna trae immensa soddisfazione dall’abbracciare il neonato dopo il parto ed è ben disposta ad affrontare un atto tanto doloroso considerando la grande soddisfazione successiva. Allo stesso modo, entrambi solitamente rispondono con rigetto e violenza alle soperchierie, cioè non accetterebbero mai istintivamente un’aggressione senza motivo, quale una punizione ingiusta è considerata. Va da sé che il premio e/o la punizione devono essere adeguati e seguire temporalmente l’azione per cui sono previsti.

Nei quattro punti sopra c’è quindi qualcosa che non va, vero? Be’, sappiate che contraddizioni di quel tipo si verificano quotidianamente in molte famiglie, anche se le dimensioni degli eventi non necessariamente raggiungono i livelli di sensazionalità qui sopra esposti. Vediamo alcuni esempi:

  1. poiché l’undicenne ci ha garantito che dopo farà i compiti, lo lasciamo giocare alla playstation;

  2. dopo mezz’ora, il ragazzo non si è ancora staccato e ci limitiamo a ricordargli che poi dovrà fare i compiti;

  3. un mese più tardi decidiamo di non rinnovargli l’abbonamento alla piscina perché tanto ormai sarà bocciato;

  4. una domenica mattina il papà gli chiede di aiutarlo a lavare la Mercedes nuova fiammante; durante il compito, al ragazzo cade la spugna; senza farci troppo caso, egli la raccoglie e continua il lavoro; purtroppo però, un sassolino che si era insinuato tra le fibre riga irrimediabilmente la carrozzeria. Il babbo dà dello stupido al figlio e lo punisce vietandogli per una settimana di uscire con gli amici.

Certi genitori resteranno increduli, ma posso loro garantire che situazioni di questo genere – che considero grottesche e farebbero sorridere se non producessero danni gravi nella psiche delle piccole vittime – si verificano in molte famiglie (e non solo). Si tratta di gravi errori di ruolo, perché è propria del genitore la responsabilità di educare i figli usando metodi universalmente ritenuti validi: il premio è uno strumento educativo estremamente efficace, molto più della punizione che comunque – in casi e a età specifiche – ha un suo scopo; entrambi vanno tuttavia applicati e dosati con equilibrio, intelligenza e logica.

______________

Le conseguenze

Ora approfondiamo le conseguenze di un premio o una punizione fuori luogo. L’undicenne non avrà alcuno stimolo a cominciare i compiti; anzi cercherà di protrarre il gioco (l’unica cosa che in quel momento gli interessa) fino a quando la mamma non gli requisirà l’oggetto, cosa che non è per nulla garantito che avvenga. Premiare un bambino prima che questi abbia svolto un compito in modo adeguato è fuorviante e diseducativo: non si ottiene lo scopo che ci si è prefissi e anzi si invoglia il bimbo a non portare per nulla a termine il compito richiesto. Il premio va corrisposto solo al termine dell’azione e solo se questa è stata svolta con adeguato successo.

La punizione non deve mai vertere su attività che per il bambino sono positive, benefiche: fare sport, praticare un’arte, visitare un centro educativo eccetera; le camerette dei nostri figli abbondano di inutilia varie ed è opportuno, semmai, privarli di una di queste: “Se non farai i compiti entro le cinque, non potrai giocare alla playstation per una settimana!” La punizione che ha per oggetto un’attività benefica ha più il sapore del ricatto che del castigo: ne parleremo nella categoria della violenza psicologica.

Come per il premio, la punizione deve avvenire solo dopo che l’attività o l’evento si sono svolti: punire l’intenzione o basarsi sulla supposizione di un probabile fallimento sa tanto di Torquemada e va contro la logica di causa-effetto. L’adulto cresciuto in tali contraddizioni non potrà che manifestare aggressività e demotivazione profonde verso qualunque attività necessaria anche se non desiderabile.

Se si vuol far svolgere al bambino un determinato compito, è necessario:

  1. che esso sia adeguato all’età e alle capacità del bimbo; inutile fargli studiare musica se per dieci anni non l’ha mai nemmeno ascoltata: non la capirà e sarà fonte di frustrazione per tutti;

  2. spiegargli nel dettaglio il compito e supervisionare il bambino in modo discreto, intervenendo amorevolmente quando commette errori-chiave (che possono metterlo in pericolo o pregiudicare radicalmente il risultato) e motivandolo se incontra difficoltà;

  3. premiarlo se il compito è riuscito in modo decente e farlo proporzionalmente alla qualità del risultato; discutere con lui se le cose non sono andate come ci si aspettava e in particolare stimolarlo a proporre nuove idee su come svolgere il compito con maggior successo la prossima volta (e per questa volta non premiarlo, bensì riconoscergli l’impegno, se c’è stato). Nel caso specifico del lavaggio dell’auto, il papà avrebbe dovuto spiegare al bimbo che la spugna dev’essere sempre perfettamente pulita e, nel caso in cui dovesse cadere a terra, è necessario sciacquarla ben bene insieme prima di ricominciare il lavoro.

Un ultimo accorgimento cui avevamo accennato quando abbiamo discusso delle regole: spieghiamo sempre al bambino con parole semplici ma in modo chiaro e preciso perché si è concesso il premio o il castigo (“Domenica andremo a Gardaland per festeggiare il tuo terzo dieci in matematica!” – “La mamma e il papà hanno deciso che non guarderai la TV per tre giorni perché hai detto alla nonna che è una stupida!”). Nel caso della punizione, al termine del periodo di “espiazione” sarà anche opportuno chiedere al bambino di ripetere a voce perché aveva subito la punizione e ricordargli con atteggiamento opportuno (cioè voce ed espressione serie) che siamo molto dispiaciuti per quello che è successo e ci auguriamo che non avvenga mai più.

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10 Risposte to “Premi e punizioni fuori luogo”

  1. Roberta Resmini (@RobertaRex) 18 aprile 2013 a 15:55 #

    Vogliamo parlare di quella montagna di genitori che non fanno fare i compiti ai bambini perchè devono andare a fare il fine settimana in giro e poi o fanno la giustificazione o li sgridano perchè hanno preso una nota?

  2. trasloco-internazionale 9 maggio 2013 a 23:38 #

    Articolo interessante e colgo l’occasione per complimentarmi per questo sito! veramente ben fatto e con tanti articoli utili!

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