Lo scarso coinvolgimento

11 Apr

Quanti di voi dissentono sul fatto che lo stimolo più naturale e spontaneo per iniziare un’attività è l’entusiasmo? Letteralmente questa parolina magica significa qualcosa come “possessione da parte di Dio”. L’entusiasmo è quella benzina, quell’idrogeno, quell’energia nucleare che ci aiuta a superare ogni timidezza, ogni dubbio, ogni esitazione e ci lancia ad ali spiegate nei compiti più difficili.

L'entusiasmo del genitore è essenziale per coinvolgere il bambino in qualsiasi attività.

L’entusiasmo del genitore è essenziale per coinvolgere il bambino in qualsiasi attività.

L’entusiasmo è un virus estremamente contagioso e benigno. Si trasmette molto facilmente per vicinanza emotiva e siccome ormai abbiamo imparato che i bambini sono madrelingua emotivi, capiremo subito che se con l’entusiasmo è facile motivare persino un adulto, figurarsi un bambino!

Tra parentesi, avete mai provato con un cane o un gatto? Benché non sia nemmeno paragonabile a quella umana, alcuni animali denotano una logica sorprendente; ma ancor più si osserva che essi sono facilmente influenzabili dalle emozioni; è noto a molti, per esempio, che il cane finisce per riprodurre fedelmente gli atteggiamenti del padrone: se questi è triste, pure se non ostenta emozioni negative, il cane ne risentirà immediatamente. Moltiplicate questa capacità empatica per 10 e passate all’unità di misura superiore: ecco a voi – TA-DAAA! – il bambino.

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Genitore motivatore

Uno dei ruoli essenziali del genitore è proprio quello di motivatore. Il genitore che non si dedica in modo attivo, consapevole e costante alla produzione di stimoli emotivi positivi nei confronti del bambino, finisce per generare in tutta la famiglia (le emozioni si trasmettono dai giocatori all’intera squadra) noia patologica, rapporti difficili, apatia, sconforto, senso d’impotenza; ovviamente queste emozioni negative protratte nel tempo formeranno un adulto con scarse doti di socialità e, una volta ancora, infelice, incompleto, insoddisfatto di sé. Il solito prodotto dell’assenza di ruolo, insomma. Avete avuto genitori poco motivanti? Vi ritrovate anche solo parzialmente in questa sgradevole situazione? Occhio coi vostri bimbi…

Non sorprendetevi, quindi, se vostro figlio non fa i compiti volentieri quando glielo chiedete in modo impositivo o insistente: quasi mai il bambino capisce perché deve lasciare il gioco per una cosa che l’annoia. Lo stesso discorso vale per lavarsi, vestirsi, gettare la spazzatura e, insomma, per ogni attività che distoglie il bambino dall’impero generosamente concessogli da Madre Natura: il gioco.

Si noti che già quest’ultima parolina nasconde un piccolo segreto: se ci sforziamo di trasformare in gioco ogni attività richiesta al bimbo, questi si motiverà da sé e rimarremo presto sorpresi di come ciò che una volta era un generatore di sbuffi, si trasformi in un’attività in cui il piccolo dà il meglio di sé. Ho già spiegato in altro post che, per apparecchiare la tavola, si può giocare a riconoscere le stoviglie facendo ripetere al bambino il loro nome e prevedendo un piccolo premio se, alla fine, tutto sarà piazzato nell’ordine stabilito.

Tornando all’entusiasmo, ogni attività richiesta dovrà essere sempre condita da notevoli dosi di motivazione, intendendo con ciò che la nostra voce, la nostra gestualità (body language), la nostra espressione dovranno sempre mostrare voglia di fare. Il “Carlo, fa’ i compiti!” o il “Per favore aiutami a sparecchiare!” andranno pertanto sostituiti da un gran sorriso, tanta voglia di fare e un brillantissimo: “Forza, forza ché facciamo insieme un po’ di matematica!” (se il bimbo ha problemi [1] con la materia) o “Forza, forza ché se studi un po’ di matematica diventi bravissimo e poi sei libero di fare [quello che gli piace di più]!” (se sa gestirsi da solo o ignoriamo la materia) o ancora “Dai dai ché sparecchiamo insieme così mettiamo via tutto in pochissimo tempo e poi possiamo [fare qualche gioco divertente]!” Credetemi, funziona e anche a breve termine.

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I compiti di scuola

A proposito di compiti e scuola; poiché motivare un bambino a studiare o fare i compiti è di solito il problema numero uno di ogni buon genitore, suggerisco a chi ha figli in età prescolare qualche accorgimento da adottare fin da subito:

  1. MAI parlare della scuola in termini negativi! Le frasi come: “Quando andrai a scuola ti metteranno in riga!” fanno sì che nella testa del bambino di 4-5 anni si formi naturalmente il pregiudizio che la scuola è una riedizione di Mauthausen in chiave moderna.

  2. Della scuola e delle maestre si deve sempre e solo parlare in termini positivi, anche se non dovessero piacerci per qualsivoglia motivo (semmai poi le si prendono in separata sede e si sottopongono loro i nostri dubbi). È molto importante creare aspettative entusiasmanti, anticipare al bimbo della materna che [accendete il generatore di entusiasmo!] “L’anno prossimo sarai già un bambino grande e andrai a scuola, che è un posto bellissimo dove si conoscono tanti nuovi amici e s’imparano tante cose interessantissime…” – condendo il tutto con esempi specifici su argomenti che il bambino adora – “…come gli animali preistorici!”

  3. Rispondere sempre ai perché del bambino anche se siamo stanchi o ci paiono domande insistenti, inutili e banali: voi lo sapete da sempre, ma per lui è tutta una scoperta. È essenziale sollecitargli ragionamenti logici (utilizzando domande aperte: che cosa…? quali…? come…?), inducendogli nuove domande cui continueremo incessantemente a rispondere; il tutto va condito con tanto entusiasmo e se dovessimo ignorare una risposta: “Questo la mamma non lo sa; andiamo insieme a prendere un libro (o su internet) e cerchiamolo!” La ricetta appena esposta integra il punto 2) precedente perché una volta soddisfatte le curiosità del piccolo potremo aggiungere in modo bonariamente subdolo ma sicuramente efficace: “Ecco, a scuola s’imparano tutte queste cose interessanti e potrai trovar risposta a ogni tuo perché.” Quando sarete stufi di rispondere o semplicemente avrete altro da fare, diteglielo serenamente (“Ora il papà deve andare a vestirsi…”) e suggerite un’alternativa (…perché non vai un po’ in camera tua a [fare un bel disegno, giocare con quello che gli piace, leggere un argomento che gli interessa]?” Ma con entusiasmo!!!

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[1] Attenzione a non sostituirsi al bambino nei compiti; a tal proposito dedicherò un articolo nella categoria del disconoscimento. Il genitore può certamente affiancare il figlio in una materia in cui questi non riesce particolarmente bene, ma deve limitarsi a motivarlo a ragionare da sé o a concedergli piccoli suggerimenti teorici; se sbaglia e non ci si sente sufficientemente sicuri delle proprie doti di supplente, è d’obbligo lasciare che sia la maestra a correggerlo: ognuno ha il proprio ruolo.

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20 Risposte to “Lo scarso coinvolgimento”

  1. liberadidire79 11 aprile 2013 a 10:26 #

    3 anni e mezzo…..e di perchè ne sento milioni ogni giorno!!
    🙂
    e io ci provo ad essere sempre entusiasta….ma alle 23 il mio entusiasmo inizia a scioperare!!

    • @VaeVictis 11 aprile 2013 a 10:28 #

      Alle 23 un bimbo di 3 anni e mezzo dovrebbe essere a letto da due ore e mezza… 😉

      • liberadidire79 11 aprile 2013 a 10:32 #

        ehm ehm…lo so…ma finiamo alle 20 di lavorare….i tempi tecnici della cena e inevitabilmente si arriva a quell’ora, altrimenti rischio di non “vederlo” mai.

        • @VaeVictis 11 aprile 2013 a 22:58 #

          Ammiro una sincerità che ti fa onore, ma c’è un problema tanto grosso che ho pensato di dedicare a questo tema così delicato un’«edizione straordinaria» de «la Catena di #Elettra». Domani alle 10 è il giorno del giudizio. 😀

          • liberadidire79 12 aprile 2013 a 09:28 #

            Ci tengo a “risolvere i problemi” e fare le cose nel modo più giusto, quindi, perchè non dovrei essere sincera?
            Attendo l’edizione straordinaria!
            🙂

      • Barbara (@lapanificatrice) 11 aprile 2013 a 10:32 #

        Assolutamente d’accordo 😉

  2. liberadidire79 11 aprile 2013 a 10:29 #

    L’ha ribloggato su Sono fuori di me e sto in pensiero perché non mi vedo tornare.#cit.e ha commentato:
    una bellissima rubrica.
    Non perdetela!!

  3. Barbara (@lapanificatrice) 11 aprile 2013 a 10:31 #

    La motivazione e l’entusiasmo sono fondamentali per affrontare sia gli impegni della giornata sia le scoperte che si fanno nella vita…
    Ricordo i miei figli da piccoli…la femmina, una volta, rimase stupefatta di fronte alle cime di Passo Gardena. Ci fermammo ad ammirarle e la sua frase mi lasciò a bocca aperta “Davvero mamma Dio è grande!”.
    In questi giorni poi abbiamo guardato insieme ad amici carissimi le loro filmine da cuccioli e i miei figli si sono stupiti (vergognandosene anche) del loro entusiasmo di fronte a canzoni, balli, disegni…”ma è bellissimo!” “dai balliamo, divertiamoci”…

  4. Alessio Brambilla 11 aprile 2013 a 11:16 #

    Più leggo i post e più mi accorgo che quello che dici, è adatto ai bambini, ma, soprattutto calza a pennello per gli adulti.
    L’entusiasmo (e aggiungerei l’ottimismo), sono la vera forza della vita.
    I bambini ne sono naturalmente dotati (verso ciò che li diverte) e mi accorgo che dovremmo noi adulti, imparare da loro, piuttosto che il contrario. E’ anche vero che spesso i bambini “assorbono” le passioni dei genitori e le fanno loro (cos’è la passione se non l’entusiasmo declinato nel fare?!).
    Come al solito la disanima dell’argomento è ineccepibile.
    Mi spiace solo dirti che, qualche volta, con i bambini, l’entusiasmo, il gioco, la sfida, semplicemente non funzionano. D’altra parte, come mi dici spesso tu: “è normale: si tratta pur sempre di bambini!!”

    • Barbara (@lapanificatrice) 11 aprile 2013 a 11:48 #

      La tua risposta Alessio mi piace molto. L’entusiasmo dovrebbe far parte del nostro modo di approcciare tutte le situazioni che incontriamo. Solo non capisco il tuo finale: perché dici che qualche volta non funziona? Se è un sentimento vero e genuino non può che funzionare, no?

      • Alessio Brambilla 11 aprile 2013 a 12:25 #

        Ho un bimbo di quattro anni e, anche se provo a rendergli “piacevole” alcune incombenza quotidiane, dimostrando entusiasmo (“verosimile” in questo caso, ma è difficile entusiasmarsi davvero, per esempio, per riordinare la cucina dopo i pasti) o trasformandola in gioco, lui non ne vuole proprio sapere di seguirmi (io per primo mi metto “in gioco”). Ecco perchè dico che talvolta non funziona.

      • @VaeVictis 11 aprile 2013 a 23:01 #

        E vabbe’, Barbara, è piuttosto normale che un bambino dai 3 ai 6 anni abbia solo voglia di far quello che vuole lui; col tempo e la pazienza queste cose s’incanalano nella giusta direzione.

    • @VaeVictis 11 aprile 2013 a 22:59 #

      E poi tu ti riferisci a un bambino di quattro anni: da’ tempo al tempo! 😉

  5. ornellainincognita 11 aprile 2013 a 14:02 #

    Ciao! Ho trovato per caso questo articolo e l’ho letto con tanto interesse. Non ho figli ma ho ripensato alla mia infanzia. Nel mio caso ha funzionato molto la non intrusione dei miei genitori nella vita scolastica. Amavo andare a scuola e facevo sempre i compiti da sola (tranne quelli di matematica). In effetti l’unica materia in cui sono stata supportata da mio padre è stata quella che non ho mai digerito. Alle bambine e ai bambini piace la libertà, sentirsi intelligenti, poter scegliere cosa amare.

    • @VaeVictis 11 aprile 2013 a 23:05 #

      Benvenuta e grazie del commento! 😀 Forse la non ingerenza dei tuoi genitori è stata possibile solo a seguito di un modo equilibrato di porsi nei tuoi confronti fin da quando eri piccolissima. Intendo dire che la fluidità di certi comportamenti nel bambino vengono da un buon equilibrio educativo generale; ci hai mai pensato? 😉

      • ornellainincognita 13 aprile 2013 a 16:43 #

        Grazie mille per l’interpretazione. Sarebbe molto bello, forse è proprio così. Per quello che so, fino ai 3 anni di vita sono cresciuta grazie all’affetto dei miei nonni. Mia madre lavorava tutto il giorno e tornava solo a sera, mio padre lavorava addirittura in un’altra città, lo vedevo di tanto in tanto. Devo quindi ai miei cari nonni defunti la fluidità di cui parli? 🙂

        • @VaeVictis 13 aprile 2013 a 18:54 #

          Probabile. Non conta tanto se si è educati dal genitore naturale: chiunque può sostituirlo, purché manifesti un ruolo simile a quello del genitore. Altrimenti non si spiegherebbe perché molti orfani di entrambi i genitori sono persone equilibratissime. 😉 Si può crescere sereni anche in un istituto, purché i riferimenti forti (i tutori) rappresentino ruoli simil-genitoriali.

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  1. I NO senza alternativa | la Catena di #Elettra - 12 maggio 2013

    […] all’inganno (come faremmo se lo piazzassimo davanti alla maledetta teletatacattiva: la TV), lo coinvolgeremo positivamente, egli si dimenticherà presto dell’idea iniziale e avremo salvato capra e […]

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